Pressione diastolica e sistolica

Ad esempio in una misurazione di 120/80 mmHG, il secondo valore riportato 80, è la pressione diastolica o minima. La pressione arteriosa è misurata in millimetri di mercurio (mmHg).
Quando il cuore si contrae (sistole ventricolare) e spinge il sangue in circolo, attraverso l’arteria aorta crea un onda pressoria che leggiamo come pressione sistolica o massima. Ad esempio in una misurazione di 120/80 mmmHG, il primo valore riportato 120, è la pressione sistolica o massima. La pressione arteriosa è misurata in millimetri di mercurio (mmHg).

La pressione arteriosa è determinata da tre fattori principali:
la quantità di sangue che viene immessa in circolo durante la sistole e sua viscosità (ematocrito)
la forza di contrazione del cuore
le resistenze offerte dai vasi (arterie e vene) al passaggio del flusso sanguigno

Per misurare la pressione viene apposto un bracciale attorno al braccio.
Cercare di rilassarsi circa 5 minuti prima di misurare la pressione arteriosa e mettersi comodamente seduti con la schiena ben appoggiata allo schienale e i piedi ben aderenti al suolo.
Rimuovere gli indumenti dal braccio dove deve essere applicato il bracciale e appoggiare l’avambraccio su un tavolo per evitare tensioni muscolari.

Perché misurarla? La pressione alta può far aumentare rischi di danni anche irreparabili. E’ quindi utile diagnosticare presto l’ipertensione. L’unica strada percorribile è quella dei controlli: molti ipertesi ignorano di soffrirne: l’ipertensione è asintomatica e fa sentire spesso i suoi effetti quando è già troppo tardi, provocando eventi anche gravi, come ictus e infarto. Il solo modo per sapere se si è ipertesi consiste nel sottoporsi periodicamente a dei controlli.

Un controllo annuale della pressione è più che sufficiente in assenza di particolari disturbi correlati, ma ci sono persone che farebbero meglio a preventivare un calendario di controlli più serrati, da programmare insieme al medico:
– chi ha familiarità con l’ipertensione, ovvero chi ha parenti stretti che ne soffrono o ne hanno sofferto. La malattia non è automaticamente ereditaria, ma chi ha i genitori o i nonni ipertesi è più facile che lo sia a sua volta;
– chi ha già altri fattori di rischio per il cuore, per esempio è obeso, ha il colesterolo o la glicemia alti , fuma, conduce una vita sedentaria, segue un’alimentazione scorretta e così via;
– le donne dopo la menopausa, perché viene progressivamente a mancare la protezione dei principali difensori della salute femminile, gli ormoni estrogeni, esponendo il gentil sesso a un rischio cardiovascolare pari o addirittura superiore a quello maschile (link con il dossier sul rischio cardiovascolare);
– chi è borderline, ovvero chi ha spesso valori pressori che si aggirano intorno a 140 (massima) e 90 (minima).

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